Alla scoperta del primo anno insieme

Alla scoperta del primo anno insieme

Il primo anno di vita porta tanti cambiamenti nella vita della coppia, a cominciare dall’essere ‘etichettati’ neogenitori.

Nella routine quotidiana, infatti, subentra un individuo dalle caratteristiche da subito peculiari: prima di tutto non comunica nelle modalità abituali, ma interagisce in modo unico e principalmente per esprimere i suoi bisogni.

Ad un osservatore superficiale, potrebbe sembrare soltanto questo, ma osservandolo attentamente, si possono notare cambiamenti quotidiani.

Le fasi di crescita del neonato: piccole grandi conquiste

Basti pensare al sonno: dal primo giorno di vita, quando occupa il 95% del tempo, al terzo giorno diminuisce del 35%. Ciò significa che i momenti di veglia si dilatano, permettendo di mettersi in relazione con il piccolo e di notare quello di cui è capace. Se ci si concentra sulle percezioni sensoriali, ad esempio, è possibile rendersi conto che sono già sviluppate ed efficienti nel periodo neonatale (i primi 28 giorni), poiché il bambino è in grado di discriminare suoni, odori, colori e sapori.

Lo stesso sviluppo motorio subisce cambiamenti repentini: dalla posizione fetale, il neonato arriva intorno al primo mese a sollevare il mento, azione propedeutica per mantenere collo e testa nel secondo mese. Piccole conquiste costanti consentono di raggiungere la posizione seduta autonoma

intorno ai 9 mesi (periodo in cui possono iniziare gli spostamenti a carponi) e di mantenersi inposizione eretta da solo verso gli 11-12 mesi. Parallelamente a questo sviluppo posturale procede quello della deambulazione che ha l’exploit intorno ai 13-14 mesi.

In queste fasi hanno grande importanza la prensione e la manipolazione. Queste abilità, contraddistinte da una forte complessità cognitiva supportano lo sviluppo motorio e permettono, allo stesso tempo, di rapportarsi con l’ambiente. Dal mancato uso del pollice (prensione cubito-palmare) della fase neonatale, intorno al primo anno si è in grado di opporre pollice ed indice e di lasciar andare l’oggetto. Il gioco del far cadere gli oggetti è quindi fondamentale perché supporta l’acquisizione di queste capacità.

J. Bruner, influenzato dalla scienza cognitiva, ritiene che il giocare con gli oggetti sia la modalità che il bambino ha per rappresentare l’oggetto ed iniziare a relazionarsi con il mondo.

Un’analisi più attenta e dettagliata sulla relazione tra uso degli oggetti e sviluppo cognitivo è stata svolta dal famoso Jean Piaget, che evidenzia 4 stadi fondamentali (dalla nascita fino ai “12 anni in poi”)  durante i quali la modalità di approccio alla realtà esterna cambia. Dalle sole sensazioni si arriva ad elaborare idee, oggetti ed eventi riuscendo ad immaginare ciò che non si è mai visto o vissuto.

L’importanza di comprendere lo sviluppo infantile

Tornando alla fascia di età 0-18 mesi, lo stadio di riferimento è definito senso-motorio proprio perché le risposte date a una specifica situazione sono soprattutto sensoriali e motorie. Questo periodo è anche caratterizzato da un’evoluzione rapida: dalle azioni derivanti da riflessi innati, tipici principalmente del primo mese, già verso la fine di questo periodo inizia una fase di sintesi tra assimilazione e accomodamento che determinerà la formazione delle prime abitudini. Come esempi si osservano: la suzione del pollice che da azione casuale diventa sistematica, l’osservazione delle mani muoversi, il volgere lo sguardo verso i suoni, ecc.

L’infante inizia a mostrare quell’ interesse verso ciò che lo circonda che diventa concreto intorno al 4° mese di vita, quando azioni scoperte per caso vengono ripetute volontariamente. In questa fase il bambino è in grado di osservare un oggetto e, trovandolo interessante, di avvicinarlo agli occhi.

Queste acquisizioni risultano fondamentali per lo stadio successivo (dagli 8 ai 12 mesi) quando lascoperta del mondo fuori da sé, dell’interesse per la novità e la capacità di poter esplorare e ricrearesituazioni accattivanti, permettono di agire per scopi nuovi e diversi. Se si nasconde un oggetto, ad esempio, il bambino è in grado di cercarlo anche recandosi nel posto dove lo avrà visto per l’ultima volta.

La sperimentazione e la capacità di ricostruire degli spostamenti, ad esempio, arrivano intorno ai 18 mesi.

Dai 18 ai 24 mesi c’è infatti l’exploit della ricerca e della rappresentazione. In questo periodo il piccolo compie atti mentali, anticipando le azioni ed i suoi possibili effetti. I gesti vengono  interiorizzati come anche gli oggetti ai quali viene riconosciuta un’esistenza propria (uno spazio, un tempo  e la casualità) e una permanenza. In questo caso, l’oggetto nascosto viene cercato in tutti i posti possibili e non più solo dove era stato visto prima di sparire.

In conclusione, i primi mesi e tutto il primo anno spesso vengono considerati noiosi o ripetitivi da chi non è familiare o non vive questa fase della vita. Tuttavia, come abbiamo visto, non è affatto vero che durante questo periodo non accade nulla di rilevante.

Si compiono piccoli – grandi passi che necessitano di attenzione per essere osservati, ma che hanno una grandissima rilevanza perché segnano l’inizio di tutto il percorso successivo, altrettanto pieno di emozionanti scoperte da fare insieme.

Conoscere le tappe dello sviluppo è utile per capire perché si presentano determinate risposte, come le percezioni dell’altro cambia con la crescita, e quindi per permettere agli adulti di riferimento sia di agire in maniera più consapevole, che di attuare azioni efficaci e formative. Altrettanto importante è però non avere una visione rigida delle fasce di età, perché ogni bambino ha i suoi tempi. Le indicazioni date riportano infatti la dicitura intorno perché sono da considerarsi come riferimenti generici.

 

Martina Cursi – Pedagogista 

Bibliografia:

Camaioni, P.di Blasio, “Psciologia dello sviluppo”, edizioni il Mulino

 

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