Importanza dell’attaccamento e della presenza genitoriale

Importanza dell’attaccamento e della presenza genitoriale

Importanza dell’attaccamento e della presenza genitoriale

L’attaccamento: fondamento della relazione

Uno degli aspetti fondamentali, alla base sia della relazione familiare sia dello sviluppo della nuova vita, è l’attaccamento.

Cosa si intende per attaccamento?

Con il termine ‘attaccamento’ si intende il legame che si instaura tra genitori e figli sin dai primi mesi di vita. Tra i diversi studiosi che hanno affrontato il tema dell’attaccamento John Bowlby (negli anni ‘80 circa) ha sottolineato l’importanza del bisogno di cure e di conforto per lo sviluppo e la sopravvivenza di un individuo.

Quale tipo di attaccamento?

Il fondamento della teoria dell’attaccamento di John Bowlby sostiene che il rapporto che si crea con la figura di riferimento (caregiver) determinerà la personalità dell’individuo.

Sono indicate quattro fasi attraverso le quali si sviluppa il legame di attaccamento:

  • Dalla nascita alle otto-dodici settimane: il bambino non è in grado di discriminare le persone che lo circondano, nonostante riesca a riconoscere, attraverso l’odore e la voce, la propria madre. Successivamente, il bambino riuscirà a mettere in atto modi di relazionarsi sempre più selettivi, soprattutto con la figura materna;

  • Sesto – settimo mese: il bambino è maggiormente discriminante nei confronti delle persone con le quali entra in contatto;

  • Dal nono mese: l’attaccamento con la figura di riferimento diventa stabile e visibile; il bambino richiama l’attenzione della figura primaria e la usa come base per esplorare l’ambiente, ricercando sempre protezione e consenso.

  • Fino ai tre anni: il comportamento di attaccamento si mantiene stabile. A questa età, il bambino acquisisce la capacità di mantenere tranquillità e sicurezza in un ambiente sconosciuto, se accompagnato da figure di riferimento secondarie, avendo la certezza che la figura di riferimento principale tornerà presto.

In base al suo evolversi l’attaccamento si differenzia in:

  • Sicuro, quando il bambino sente di avere dalla figura di riferimento protezione, senso di sicurezza, affetto.

  • Insicuro quando nel rapporto tra il bambino e la figura di attaccamento prevalgono instabilità, eccessiva prudenza, eccessiva dipendenza, paura dell’abbandono.

Con la strange situation di Mary Ainsworth queste tipologie vennero ampliate:

  • Stile Sicuro: il bambino si fida e si affida al supporto della figura di attaccamento, sia in condizioni normali sia di pericolo. Si sente libero di esplorare il mondo grazie alla presenza di una figura sensibile ai suoi segnali, disponibile e pronta a concedergli protezione. I tratti caratteristici di questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore dell’abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri. L’emozione predominante è la gioia.

  • Stile Insicuro Evitante: Il bambino crede che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di attaccamento, ma verrà addirittura rifiutato. Così, costruisce le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su sé stesso, senza il sostegno degli altri, cercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con il rischio di costruire un falso Sé. Questo stile deriva da una figura di attaccamento che respinge costantemente il figlio ogni volta che si avvicina per cercare conforto o protezione. I tratti caratteristici di questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amato, percezione del distacco come “prevedibile”, tendenza all’evitamento delle relazioni per paura del rifiuto, apparente esclusiva fiducia in sé stessi e nessuna richiesta di aiuto. Le emozioni predominanti sono tristezza e dolore.

  • Stile Insicuro Ansioso Ambivalente: Il bambino non ha la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere a una richiesta d’aiuto. Per questo motivo, l’esplorazione del mondo è esitante e ansiosa e il bambino sperimenta angoscia durante la separazione. Questo stile è promosso da una figura di attaccamento disponibile in alcune occasioni, ma non in altre, e da frequenti separazioni o minacce di abbandono come mezzo coercitivo. I tratti caratteristici di questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle capacità degli altri.

Uno stile di attaccamento si sviluppa, per tutti i bambini entro i primi 8 mesi di vita e si completa entro il loro secondo anno. L’indicatore per eccellenza che il legame di attaccamento è stabilito, si identifica nell’angoscia da separazione.

Dipende sempre tutto solo dalla mamma?

Sebbene questi studi siano stati fondamentali per comprendere diversi aspetti dei comportamenti umani, soprattutto nel modo di relazionarsi con gli altri, e siano tuttora utilizzati negli interventi psicologici, sono emerse varie critiche. Un aspetto cruciale riguarda il ruolo della madre, considerata in questi studi come l’unico elemento determinante nel rapporto con i figli. Tuttavia, studi più recenti hanno dimostrato l’importanza del ruolo paterno nell’instaurarsi del rapporto genitori-figli e per lo sviluppo fisico e psicologico dei bambini.

Questi studi sono stati condotti osservando padri e figli durante momenti di gioco. Il gioco, infatti, è uno dei mezzi più importanti per lo sviluppo cognitivo e fisico e permette di analizzare il tema dell’attaccamento. Durante il gioco, il bambino viene esposto a una condizione di stress moderato ma crescente, in risposta alla quale mette in atto comportamenti specifici. Per instaurare un attaccamento sicuro, è fondamentale che il padre risponda in modo adeguato, aiutando il bambino a regolare le emozioni che si attivano.

Un altro aspetto rilevante evidenziato da ricerche successive è l’influenza dei fattori sociali e culturali sullo sviluppo di un individuo. Il rapporto genitori-figli è fondamentale fin dalla nascita per la costruzione di un’immagine di sé che influenzerà la crescita e lo stile relazionale futuro. Tuttavia, è importante ricordare che nella costruzione della propria personalità e individualità intervengono molteplici fattori. Per questo motivo, il modello di riferimento per “definire” l’uomo è quello bio-psico-sociale.

Quindi? Che fare?

In sintesi, la famiglia pone le basi della crescita e rimane per tutta la vita il “bastone che la sorregge”, restando il modello che tenderemo naturalmente ad imitare, ma non sarà l’unico elemento formativo.

Dobbiamo quindi sentirci inadeguati o gli unici responsabili della crescita dei figli? No, certamente no.

Possiamo però fare qualcosa per essere quella “base sicura” di cui spesso si sente parlare. Come? Può sembrare difficile ma in realtà è più naturale di come sembra. Occorre essere sé stessi ponendosi però a livello del bambino. Che cosa significa? Vuol dire comprendere che il bambino non ha gli strumenti per poter identificare né tanto meno esprimere adeguatamente i suoi bisogni, necessità e desideri e noi diventiamo il mezzo per questa consapevolezza e dimostrazione.

Nel pratico queste abilità si concretizzano, come detto, in primis nel gioco. In queste attività è utile inserirsi per stimolare, attivare e quasi lievemente destabilizzare i piccoli, ma al contempo fornendo loro un supporto di calore, sicurezza e protezione. Diviene cruciale, dunque, la sensibilità e responsività del caregiver nell’aiutare e supportare l’infante a regolare le emozioni in seguito al comportamento attivante, stimolante e destabilizzante.

Riparare in modo sano questo lieve squilibrio emotivo con l’aiuto dell’adulto di riferimento, che mostra calore, vicinanza e protezione a seguito di una stimolazione attivante, può promuovere quindi nel lattante le capacità regolatorie e la competenza socio-emotiva.

Esempi pratici

I giochi che si potrebbero fare sono:

  • Costruzione di torri

  • Incastri

  • Puzzle

  • Gioco del cucinare

  • Taglio e incollo

  • Pongo

In queste attività è possibile stimolare la curiosità, incrementare la difficoltà, ad esempio nascondendo dei pezzetti, rendendo difficile il loro incastro, modificando le tracce da tagliare ecc.

In questo modo si attivano emozioni e reazioni che favoriscono lo sviluppo e la creazione di un attaccamento sicuro.

Il genitore, infatti, si troverà a dover supportare il proprio bambino/bambina nei momenti di difficoltà trasmettendo quel senso di sicurezza e protezione ma, allo stesso tempo, assicurando e rassicurando l’altro rispetto le sue abilità nel trovare soluzioni adeguate in autonomia.

Caso Studio: Luca e Silvia

Silvia è una bimba di 6 anni, all’ultimo anno di scuola dell’infanzia. Una piccola composta, attenta, educata, rispettosa, diligente, che non necessita dunque di richiami. Eppure, soprattutto nell’ultimo periodo dell’anno scolastico, ha iniziato a presentare forte ansia da separazione sia in classe che a casa, come riferiscono i genitori. In classe, l’emozione prendeva il sopravvento principalmente vicino l’orario di uscita: Silvia iniziava a chiedere che ore fossero, quando sarebbe arrivato il papà a prenderla, agitandosi fisicamente ogni volta che un compagno/compagna usciva. Silvia non riusciva a calmarsi anche se le si proponevano attività ludiche.

Grazie alla collaborazione con la famiglia si è riusciti a migliorare il vissuto della bimba.

Quali strategie?

Per la buona riuscita dell’intervento, è stato sicuramente necessario l’appoggio da parte della famiglia. Lavorare congiuntamente sul benessere della bambina è stato fondamentale per dare continuità e per permettere a Silvia di non trovarsi destabilizzata ma anzi, di acquisire sempre maggiore sicurezza e conferma sugli atteggiamenti più adeguati da mettere in atto per affrontare la difficoltà.

In particolare, tutte le figure coinvolte hanno agito sul concetto e sul senso dell’attesa, sulla consapevolezza e sulla razionalizzazione. Il papà, al mattino, non ha più dato un orario di arrivo preciso. In classe è stato inserito un orologio facilmente leggibile dalla bambina, in modo da poterlo controllare da sola. Insieme alle maestre, si è lavorato alla comprensione del passare del tempo, concentrandosi sulla respirazione e sul momento presente, con l’aiuto di giochi e altre attività possibili da svolgere durante l’attesa. In questo modo la bambina è riuscita a vivere il momento dell’uscita da scuola con uno stato d’animo diverso, più sereno.

Cursi Martina –  Pedagogista

Bibliografia:

Camaioni L, Di Blasio P, psicologia dello sviluppo, Il Mulino.

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